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SUCCIVO ANTICA UN PAESE CHE CAMBIA MEMORIE E IDENTITA’ UN PAESE CAMBIATO

• Memorie e identita’ del popolo succivese a partire dalla Festa del Protettore » Presentazione Mostra 30 Giugno 2005

SS.SALVATORE
FESTA E MIRACOLO


Visualizza Photo GalleryE' questa una storia, realmente accaduta, un episodio della vita di un bambino della nostra comunità, di tanti anni fa, circa mezzo secolo, e del suo grande amore per la festa patronale. Il suo nome è Nico, un bimbo di circa 8/9 anni, vivacissimo, appartenente ad una famiglia, sì povera, ma estremamente dignitosa, composta da tanti fratelli e sorelle, e guidata dalla mamma Maria, vedova, che praticamente da sola riusciva a tirare, economicamente, avanti la casa, con una piccola attività commerciale. E' il più piccolo dei fratelli, il "cocco" di mamma, protetto e benvoluto da tutti gli altri; a lui era affidato il riscatto culturale e sociale della famiglia, attraverso gli studi. Infatti a scuola ha un buon profitto, grazie ad una intelligenza viva e riflessiva. Nel pomeriggio, assolto gli obblighi dei compiti scolastici, è lasciato agli amici ed al libero gioco, che si sviluppa soprattutto nelle partitelle al pallone negli improvvisati campetti di calcio della periferia del paese. Iscritto nell'Azione Cattolica, nella cui sede, in piazza, segue le lezioni di catechismo, spesso partecipa come "chierichetto" alla celebrazione della Santa Messa in chiesa. La religione in famiglia non è molto praticata, ad eccezione della mamma, devotissima al SS. Salvatore e alla madonna di Montevergine. In casa vi erano tre grandi immagini sacre: due sono delle stampe raffiguranti la madonna di Montevergine e quella di Pompei, la terza un dipinto di un pittore locale, dell'immagine del SS. Salvatore, copia perfetta della statua in chiesa. Questo dipinto piace molto a Nico, così come la statua in chiesa. Nel suo immaginario esso rappresenta un papà di maestosa autorevolezza e dignità, sicuro riferimento di conforto nei momenti lieti e tristi, un papà tanto desiderato e che, purtroppo, non c'è. In più il SS. Salvatore era anche sinonimo di festa patronale, di desideri che si realizzano in quei giorni di festa collettiva. Piccoli desideri, nulla di particolare per un bimbo abituato a non avere tante pretese; l'era della televisione, dei vari mass-media che impongono soprattutto per i più piccoli, un consumismo totalizzante, non era, per fortuna, ancora arrivata. Pertanto, l'abito nuovo, una tavola più ricca, andare alle giostrine con gli amici, già erano momenti di appagante gioia. La cosa, comunque, che più rappresentava per i bambini la festa, facendoli entrare nella vera dimensione della gioia e gaiezza, era la musica che arrivava direttamente nelle case, già dal mattino, delle bande musicali che giravano per tutte le vie del paese, e della stessa banda che accompagnava il corteo della statua per la raccolta delle offerte. Tutti uscivano in strada, anche se il pranzo era già pronto sulla tavola; si lasciava tutto e si attendeva che quelle note musicali, sentite in lontananza, prendessero corpo e sostanza in quel corteo: banda musicale, parroco e addetti alla raccolta delle offerte, statua e portatori ed, a chiudere, il popolo dei devoti. Ognuno, al passaggio della statua, in cuor suo o a voce alta, accompagnata da segni esteriori quale l'inchino e la croce, elevava una preghiera di supplica e di ringraziamento al SS. Salvatore. Mamma Maria ripeteva ogni anno lo stesso ringraziamento e preghiera:
"Salvatò, accussi comm l'imm vist chist anno pure l'ann che vene"
- Preghiera semplice nel contenuto e nella forma,
ma carica di fede nel Dio creatore, misericordioso e salvatore -
Solo in un anno non viene fatta questa preghiera, per un evento particolare.
Siamo a pochi giorni dalla festa, a fine giugno. Nella casa di Nico fervono i preparativi: sono in corso le pulizie generali di tutti gli ambienti, anche del cortile, la tinteggiatura di qualche parete o stanza particolarmente malmessa. La mamma già preventiva le spese da effettuare per la cucina e per gli abiti nuovi, soprattutto per le figlie, sempre più orientate verso quelli sofisticati e costosi. La scuola è appena terminata. La festa si avvicina e Nico è felice, perché già incomincia a vivere questi momenti di preparazione, di trepida attesa di un qualcosa che porterà gioia per tutti.
- Spesso l'attesa procura più forti sensazioni che l'evento stesso -
Mentre tutto questo avviene, a cinque giorni dalla festa, accade un fatto drammatico.
È mattino inoltrato e Nico non si alza dal letto. La mamma lo sveglia, invitandolo ad alzarsi poichè gli amici già erano passati a chiamarlo per la partitella a pallone concordata la sera prima. Il bambino si sveglia, ma rivela alla mamma che ha difficoltà a scendere dal letto, in quanto non sente più le gambe e non riesce a muoverle. La mamma lì per lì non da peso alla cosa, pensando che il bambino non avesse tanta voglia di alzarsi dal letto, ma pensando che era stato sempre sollecito non appena avesse sentito degli amici e della partitella al pallone, si sbianca in volto e mascherando a fatica la propria preoccupazione, cerca di aiutarlo, spostandogli le gambe, a scendere dal letto. I tentativi falliscono. Il bimbo non riesce a muovere le gambe. Allarme in casa e nel vicinato, attimi di panico. Si chiama il dottore del paese, che costatata l'effettiva gravità dei sintomi, consiglia alla famiglia di consultare uno specialista. A quei tempi il ricovero in ospedale era considerato come l'ultima soluzione da prendere.
Il giorno successivo, tramite un vicino di casa, si fa arrivare un medico molto importante di Frattamaggiore, che visita il bambino. La diagnosi stilata dal luminare è di paralisi completa agli arti inferiori, che non rispondono a nessuna sollecitazione, anche di punture sotto la pianta dei piedi. Nico percepisce la gravità del momento da qualche lacrima che la mamma non riesce a trattenere e nascondere. - Dio ha fatto un grande dono ai bambini, anche per questo Gesù ci invita ad essere come essi, a non abbattersi mai e ad avere nel cuore sempre la speranza nelle cose belle e gioiose - Infatti, nonostante tutto, in Nico vi erano già le sensazioni della festa che stava per arrivare: della musica, degli amici alle giostrine, dell'abito nuovo, del volto felice della gente. Il dottore stabilì che il bambino non doveva essere mosso dal letto per nessun motivo, essendo ignote le cause del malanno; ordinò di fare delle analisi di laboratorio, attendere, intanto, l'evoluzione della paralisi, promettendo di attivarsi per la ricerca di un posto in un centro specialistico fuori regione. Siamo a tre giorni dalla festa. L'atmosfera che c'è in famiglia ed in casa non sono delle più liete, ma di tensione e preoccupazione, anche se tutti si sforzano di non darlo a capire al bambino. Nico non è stupido e legge negli occhi lucidi e gonfi, sfuggenti al suo sguardo, di chi gli sta vicino che le cose non vanno bene. Sempre più scorge la mamma inginocchiata a pregare davanti all'immagine del SS. Salvatore. Ogni giorno il dottore fa visita al bambino, controlla le sue reazioni, i risultati delle varie analisi, valuta attentamente l'evolversi della situazione, finchè non informa tutti i familiari di essere riuscito a trovare un posto in un centro specialistico di Roma per il martedì successivo. Siamo alla sera del venerdì della festa, tutti anche se, ulteriormente preoccupati da questa attesa, nei propri cuori, in silenzio assoluto, in una intesa di sguardi, all'unisono, colgono in quel annunciato tempo al ricovero, un segno benevolo, come se una volontà al di sopra di essi avesse già deciso che Nico sarebbe rimasto a Succivo per la festa. Ecco la festa! La preoccupazione lascia il posto alla speranza.
Bisogna onorare la festa e circondare Nico di un ambiente normale, che lo faccia stare tranquillo e godere per quanto possibile di quelle ore di serenità e gioia. Pertanto ognuno si impegna in un comportamento gioviale ed a non far trasparire tensione ed apprensione.
È la mattina di domenica. Fragorosi botti annunziano l'inizio della festa, svegliando l'intera comunità.
In casa di Nico si fa colazione con caffè, latte e taralli. I fratelli indossano il vestito della festa, escono nel cortile per lasciare lo spazio alle sorelle per le faccende domestiche. Intanto la mamma è già impegnata in cucina per la preparazione del pranzo, soprattutto per il ragù che richiede diverse ore di cottura lenta. Ogni componente della famiglia prima di iniziare a fare le solite cose, è passato dal bambino per un bacio, una carezza ed un incoraggiamento che tutto sarebbe andato presto per il meglio. La casa di Nico era all'interno di un cortile a cui si accedeva dalla strada attraverso un grande portone di legno fatto ad arco. Il cortile di forma quadrata, abbastanza ampio (circa 20x20 mt), divideva due proprietà poste su due livelli ed un sottotetto: una esterna prospiciente la strada, l'altra interna della famiglia di Nico. Al piano superiore, dove si accedeva attraverso una scala esterna di una sola lunga rampa, vi erano le camere da letto dei figli. Al piano terra vi era la cucina, il bagno, la sala da pranzo e la camera matrimoniale. In questa camera, nel lettone della mamma, era stato da subito spostato Nico, per meglio accudirlo. Questa camera dava sul cortile con un ampio vano posto in esatta corrispondenza del grande portone di accesso alla strada. È passato da poco mezzogiorno, tutti si preparano per il pranzo, si imbandisce la tavola con il servizio buono di tovaglia e così per i piatti e le posate. La mamma aveva avvisato che all'una si sarebbe pranzato. La famiglia è riunita in casa, chi in cucina, chi nella sala da pranzo, chi da Nico a tenergli compagnia.

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