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  MEMORIA E IDENTITA' DEL POPOLO SUCCIVESE A PARTIRE DALLA FESTA DEL PROTETTORE
LA STORIASUCCIVO DAL 1812ALBO D'ORO SINDACIPARROCI DAL 1599
MUSEO ATELLANO CASA DELLE ARTI IN CARTINA PHOTO GALLERY
SUCCIVO ANTICA UN PAESE CHE CAMBIA MEMORIE E IDENTITA’ UN PAESE CAMBIATO

• Memorie e identita’ del popolo succivese a partire dalla Festa del Protettore » Presentazione Mostra 30 Giugno 2005

Visualizza Photo GalleryAd un tratto si sente un trambusto di passi e brusio di voci venire dalla strada che col passare dei minuti si fanno sempre più forti ed intensi. Cosa starà succedendo? La risposta arriva subito perché qualcuno dalla strada grida con forza a mo di annunzio: "Arriva ò Salvator, arriva ò Salvator". Infatti, anche se ancora in lontananza, si percepisce distintamente la musica che accompagna il corteo della statua del SS. Salvatore, che gira per la raccolta delle offerte. Tutti accorrono in strada per accogliere la Statua. Mamma Maria ha in mano l'offerta della famiglia da consegnare. Sono in attesa, prospicienti la strada, sull'uscio del grande portone che collega al cortile. Questa volta attendono con maggiore fervore di fede e devozione spinti da un'unica preghiera che echeggia con forza dai loro cuori. Chiaramente l'unico a rimanere in casa è il povero Nico, che non potendosi muovere dal letto, tende l'udito a ciò che sta avvenendo fuori ed all'ascolto della musica della banda per riuscire a capire a quanta distanza fosse. Sempre più all'orecchio di Nico la musica nitidamente sovrasta il brusio di voci ed il trambusto della gente che si agita di fuori. Ecco ora sente unicamente la musica, il corteo è arrivato proprio davanti al suo portone. In quel preciso istante si sente un grido forte, un comando perentorio: "Pront a calat" ed i portatori spostano dalle loro spalle tutto l'apparato che sorregge la Statua su delle assi di legno poste in verticale, per poter consumare qualche minuto di riposo, cosa che avveniva ad intervalli regolari di tempo, lungo tutto il percorso delle vie cittadine. La musica che attraverso il portone, il cortile e l'uscio aperto della camera arriva a Nico, diventa per lui un richiamo irresistibile. Troppa è la voglia di vedere quel corteo: la banda musicale, la Statua del SS. Salvatore, i portatori, la gente, i venditori di palloncini ad aria compressa e di giocattoli in genere. Non c'è tempo da perdere, il corteo da un momento all'altro può andare via; Nico sposta con le braccia le lenzuola dalle gambe, le solleva e le sposta, per qualche istante rimane seduto sul letto con i piedi che toccano quasi il pavimento. Nico vuole arrivare, a costo di trascinarsi per terra, quantomeno all'uscio della camera per guardare fuori. Scivola dal letto fino ad arrivare con i piedi per terra, poggia con forza i piedi, le gambe lo sostengono, si avvia all'uscio con passi incerti e traballanti. Finalmente è all'uscio e guarda fuori: tanta gente, su tutti si eleva maestosa la Statua del SS. Salvatore. Nico prende coscienza che può muoversi e cerca di attirare l'attenzione dei suoi e della mamma, che essendo rivolti verso la strada ed il corteo, in quel trambusto non se ne avvedono. Così fa altri passi, si immette nel cortile cercando di raggiungere la mamma. Nel frattempo ad un altro nitido e perentorio comando: "Pront a izat", i portatori rimettono in spalla la Statua ed il corteo riprende la sua marcia. Nico è a metà del cortile e mentre tutti si intrattengono a seguire con lo sguardo il corteo che si allontana, mamma Maria, che dopo aver dato l'offerta, si era ritirata più indietro, nel cortile, ha una strana sensazione, come se qualcuno alle sue spalle la osservasse, eppure non era rimasto nessuno dietro di lei. Istintivamente si gira di scatto e di primo impatto non crede ai propri occhi: Nico è lì fermo, in piedi, in mezzo al cortile, scalzo ed in pigiama. Per lunghi interminabili attimi si guardano negli occhi e spinti da un irrefrenabile desiderio si corrono incontro per appagarsi di una gioia smisurata in un lungo e affettuosissimo abbraccio. Nico viene raccolto dalla mamma, così come un uccellino caduto dal nido e portato in casa sul letto.
I fratelli e le sorelle di Nico, presi da ciò che avveniva in strada, non si sono accorti di nulla. Al rientro in casa per apprestarsi a consumare il pranzo della festa, si presenta ai loro occhi una scena sorprendente: la mamma e Nico sono sul letto, una seduta con gli occhi pieni di lacrime e l'altro saltellante come un grillo, festoso per la ritrovata mobilità. Abbracci, baci e gioia generale mentre la mamma racconta l'accaduto. Anche se ognuno è consapevole che le preghiere al SS. Salvatore, in occasione della festa, avevano determinato la guarigione di Nico, si guardano negli occhi e non pronunciano mai la parola MIRACOLO. Questo a preservare un rapporto intimo di fede con il Cristo Trasfigurato che aveva benevolmente guardato questa umile e povera famiglia. Niente clamore, nessuna divulgazione nel vicinato, di ciò che era accaduto. La "cura" del luminare di Frattamaggiore, aveva prodotto la repentina guarigione. Oggi, Nico è nella terza età, marito, padre e nonno. Ha vissuto e vive la sua vita nella normalità e semplicità, tutto dedito alla famiglia ed al lavoro. In lui Gesù Salvatore è sempre presente, anche se a volte, la sua fede, come capita a tanti, non si dimostra completamente all'altezza di questo dono prezioso ricevuto. Questo è il MIRACOLO più grande che ognuno deve chiedere a Gesù Cristo Trasfigurato, SS. Salvatore, in occasione soprattutto della festa in suo onore e devozione, momento particolare di fervore di Fede per ciò che ci hanno trasmesso i nostri genitori, per quello che attualmente viviamo e soprattutto per l'unione dell'intera comunità che si allarga con gioia anche alle nuove famiglie già arrivate e che arriveranno, in un Santo Vincolo di AMORE per il messaggio di salvezza eterna che Egli ci ha portato, perché resti per sempre nei nostri cuori. Avere memoria delle proprie tradizioni non è chiudersi, con patetica nostalgia, a difesa di usi e modi di fare, che il corso dei tempi, inesorabilmente, cambia e cambierà sempre, ma riconoscersi tutti insieme in radici comuni, per conservare, come comunità, una nostra identità e dignità. Soprattutto in tema di Fede, la nostra comunità dobbiamo raffigurarcela come un grande albero che costantemente cresce e da nuovi germogli e frutti, perché tutti i suoi rami vecchi e nuovi, qualche innesto esterno, si uniscono in un solo tronco che collegato a grandi radici si tiene saldamente ancorato al terreno per non essere abbattuto dalla tempesta e costantemente si nutre per non essiccare e morire.Una COMUNITA' per essere sana e viva ha bisogno di MEMORIA e UNITA'.

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