"Vogliamo vedere Gesù". Fu la richiesta fatta da alcuni Greci all'apostolo Filippo, che si erano recati a Gerusalemme per la Pasqua. E' la domanda che ancora oggi ci viene dagli uomini del nostro tempo, anche se spesso inconsapevolmente. Non solo vogliono sentir parlare di Cristo, ma vederlo. Non è forse questo il compito della Chiesa nella storia, in ogni tempo, nella società, la nostra società, e soprattutto per questo terzo millennio? Dunque dobbiamo farci contemplatori del volto di Cristo! Oggi più che mai, lo sguardo deve essere fisso su di lui. Ma quale volto di Cristo?
Nel Vangelo di Matteo leggiamo che Gesù volendosi sottrarre al clamore della folla, salì sul Monte a pregare, portando con se Pietro, Giacomo e Giovanni. Abissatosi nella preghiera ardente, nella comunione profonda con il Padre, nell'adorazione perfetta della sua volontà, avviene una sorprendente e meravigliosa trasformazione, visibile anche nel corpo: "il suo volto cambiò d'aspetto, splendente come il sole, le sue vesti divennero candide come la neve". Tutto emana una luce sfolgorante, la sua persona irradia bagliori, il Figlio brilla della luce stessa di Dio, la pienezza della divinità abita in lui. Avvolti nella stessa luce sono Mosè ed Elia, la Legge e la Profezia, la Promessa e l'Attesa. Ciò che Mosè ed Elia bramarono vedere, ossia il Volto di Dio, il suo Splendore, la sua Bellezza, è invece concesso agli occhi stanchi e sorpresi dei tre. "Maestro è bello per noi stare qui", esclama Pietro. Si, è gratificante, meraviglioso, rasserenante sostare dinanzi a questo Volto, perché solo qui l'uomo trova la sua salvezza e la vita; dinanzi a questo Volto si sente amato, custodito, protetto; solo qui può scoprire e comprendere la verità del suo esistere, può raggiungere se stesso, divenendo come lui, figlio obbediente.
"Gesù è la vera novità che supera ogni attesa dell'umanità e tale rimarrà per sempre, attraverso il succedersi delle epoche storiche. L'incarnazione del Figlio di Dio e la salvezza che egli ha operato con la sua morte e risurrezione sono dunque il vero criterio per giudicare la realtà temporale e ogni progetto che mira a rendere la vita dell'uomo sempre più umana"
(Incarnationis mysterium, 1).
Gesù è il Figlio amato del Padre, l'irradiazione della sua gloria, il Verbo eterno da ascoltare, la Parola rivelatrice ed unica del Padre. "Questi è il mio Figlio, l'eletto, ascoltatelo". Il Volto trasfigurato di Cristo è il volto su cui dobbiamo tenere fisso lo sguardo e che dobbiamo comunicare, luce come lui, agli altri.
"Sii benedetto, o Padre, che nel tuo infinito amore ci hai donato l'unigenito tuo Figlio, fattosi carne per opera dello Spirito Santo nel seno purissimo della Vergine Maria, e nato a Betlemme duemila anni or sono.
Egli si è fatto nostro compagno di viaggio e ha dato nuovo significato alla storia, che è un cammino fatto insieme nel travaglio e nella sofferenza, nella fedeltà e nell'amore, verso quei nuovi cieli e quella nuova terra in cui Tu, vinta la morte, sarai tutto in tutti" (Preghiera per la celebrazione del Giubileo del 2000 di Giovanni Paolo II).
L'Apostolo Paolo eleva un canto di lode e di ringraziamento: "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra"
(Ef 1,1-10).
"Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita" (Rm5,10).
"Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia" (Gv 1,16).
"Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione" (2Cor 5,18).
"Non si tratta di inventare un nuovo programma. Il programma c'è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste". Così si esprime il Servo di Dio Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte (n° 29) al termine del Grande Giubileo del 2000. E continua, "E' nelle Chiese locali che questo annuncio di Cristo raggiunge le persone, plasma le comunità, incide in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura".
Questo è il cammino che si propone la nostra Comunità parrocchiale della Trasfigurazione di Cristo in questi anni; questo è il cambiamento che deve subire la nostra festa patronale, che altro non è che un ritorno a Cristo e un incentrare tutto su Cristo. Che cosa significa concretamente tutto questo? Il cambiamento è sempre qualcosa che fa paura, perché è un rimettere sempre e tutto in discussione, ma altro non è che un voler rendere ragione delle nostre tradizioni e voler trasmettere il vero messaggio di tutto questo in un mondo e ad una società che cambia.
Il Papa prosegue, nella Lettera citata prima, a indicare alcune priorità pastorali, come le chiama. Innanzitutto la Santità, prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale, anzi, che sembra essere "urgenza" pastorale. Lo aveva già detto nel V Capitolo della Lumen gentium, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, dedicato alla vocazione universale alla santità. La santità: Misura alta della vita cristiana ordinaria.
L'arte della Preghiera: assistiamo a una diffusa esigenza di spiritualità, un rinnovato bisogno di preghiera. "Noi che abbiamo la grazia di credere in Cristo, rivelatore del Padre e Salvatore del mondo, abbiamo il dovere di mostrare a quali profondità possa portare il rapporto con lui". La preghiera: Dialogo d'amore, tocco dello Spirito, abbandono nel cuore del Padre. "Le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche scuole di preghiera, un aprire il cuore a Dio per aprirlo sempre più ai fratelli.
L'Eucaristia domenicale e la stessa domenica: giorno speciale della fede, giorno del Signore risorto e del dono dello Spirito, vera Pasqua della settimana. Ce lo diceva già nella Dies Domini: la partecipazione all'Eucaristia sia veramente, per ogni battezzato, il cuore della domenica, non solo per assolvere a un precetto, ma come bisogno di una vita cristiana consapevole e coerente.
E ancora: il sacramento della Riconciliazione, il primato della Grazia: guai a dimenticare che senza di Cristo non possiamo fare nulla; l'ascolto e l'annuncio della Parola, con la lectio divina, soprattutto nei gruppi cristiani e giovanili.
Ecco, allora, mi permetto di dire come Parroco, il cambiamento che sta già avvenendo nella nostra Comunità parrocchiale e di cui la festa degli ultimi anni è un segno. Sin dai primi mesi come Parroco in mezzo a voi abbiamo istituito la "Scuola di Preghiera". Prima ancora che programmare, organizzare, vi dissi allora: preghiamo! Perché tutto il lavoro pastorale non divenisse solo attivismo siamo andati subito al cuore. Alla scuola di Gesù gli abbiamo chiesto: "Maestro, insegnaci a pregare". La centralità dell'Eucaristia, fonte e culmine della vita della Chiesa e quindi di ogni Comunità cristiana. L'importanza della Messa domenicale, la cura della Liturgia e il coinvolgimento dell'Assemblea, il decoro del nostro Tempio parrocchiale, la Cappella dell'Adorazione perpetua. Tutto ci parla dell'Eucaristia, tutto ci dice che essa è al centro della nostra vita parrocchiale, tutto ci invita a divenire eucaristia per i fratelli. E' quello che abbiamo inteso fare con l'istituzione della nuova Caritas parrocchiale. "Nel sacramento dell'Eucaristia il Salvatore, incarnatosi nel grembo di Maria venti secoli fa, continua a offrirsi all'umanità come sorgente di vita divina" (Tertio Millennio adveniente, 55). E, ancora, la disponibilità dei sacerdoti per ascoltare le nostre confessioni, per dare quella Grazia di cui nessuno può fare a meno. L a stessa devozione alla Madre di Dio, in cui il nostro popolo si è sempre distinto, è ancora un segno che questa Comunità vuole e comprende il cambiamento.
"Eccolo, è il Signore Dio nostro. Eccolo, mediatore tra Dio e gli uomini, uomo salvatore nostro. Nato dal Padre, creò egli sua Madre; creato così, dalla carne della Madre, glorificò il Padre". (Sant'Agostino, Discorso 195,2).
Sono solo alcune piccole cose che abbiamo già messo in chiaro, ma siamo ancora all'inizio del cambiamento. Ad esempio dobbiamo dare più spazio all'ascolto della Parola, ne abbiamo vissuto solo qualche accenno nella Lectio divina fatta in quaresima.
Concludo questo contributo che mi è stato chiesto con l'augurio di ascoltare l'amato Gesù Salvatore, di conformare tutta la nostra vita alla sua, di cercare sempre e ovunque, negli avvenimenti e nelle persone che ci circondano, il suo Volto; di scegliere la sua logica di obbedienza, di servizio, di divenire un riflesso della Sua bellezza. Che sia per tutti una continua ascesa al Tabor, un quotidiano tendere alla Trasfigurazione in Dio. "Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre" (Eb 13,8), sia con voi, sempre!
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